Un “atto estremo”, una riflessione sulla fatale caducità delle cose che ha nella dimensione del ricordo l’unica possibile resistenza.
tappeto tessile nero con fili sottili orizzontali, composizione verticale su sfondo neutro tappeto tessile nero minimalista con filo sottile verticale, composizione orizzontale su sfondo grigio
Un gesto minimo che ripercorre in modo libero e avventuroso i passi compiuti da Piero Manzoni nella ricerca di una traccia artistica “infinibile”, ricerca diventata concreta nel 1959 con la presentazione delle sue celebri Linee.
tappeto tessile nero con tre fili sottili verticali, vista frontale su sfondo chiaro
La memoria contrasta l’oblio, attribuisce al tempo una dimensione intima, in qualche modo in(de)finita. Esperienze, ricordi, emozioni non compongono una trama organica, ma una sequenza disomogenea, complessa e fluttuante, a volte densa, a volte evanescente, rappresentata nell’essenza discontinua e frastagliata del tappeto.
tappeto tessile nero in composizione dinamica diagonale con fili sottili incrociati dettaglio ravvicinato del tappeto nero con due fili verticali emergenti dalla superficie
Come un tempio in rovina, si può solo immaginare la sua forma e la sua originale funzione. Consumando irreversibilmente la consistenza materica, il tempo diventa la dimensione più evidente dell’oggetto. Il tempo pensabile all’infinito e il tempo edax rerum, quello terreno che corrode la materia lasciando ruderi a testimonianza del passato.
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2024

WE DON’T DESIGN

Edizione di 1959 (metri)

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Foto: Thomas Pagani